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Val d'Otro
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Città Invisibili...Genova...\
...visita a Genova e alla Mostra a Palazzo Ducale
Città Invisibili…il titolo del bel libro di Calvino come pretesto per far capire che noi andremo alla ricerca delle città nascoste, delle città invisibili, sul filo di storia, arte, fantasia. Ecco, dunque, materializzarsi evocazioni di città tristi e di città contente, città dal cielo stellato e città piene di spazzatura, insomma spazi, sensazioni, genti diverse e loro passioni. Un viaggio con storie semplici, brevi, astratte, dove il viaggiatore può far viaggiare la sua fantasia. Bello poter immaginare, scomporre, unire, assemblare le varie parti della città, le sue strutture, le sue vie in forma originali, come venute fuori da un puzzle di ricordi e desideri. Raggiungeremo livelli di \"alta fantasia\" da cui si guarda con gli occhi in giù, per sorvolare le città invisibili, ma che rimangono impresse nella nostra immaginazione, ognuna con il suo particolare souvenir da portar via. Le città sono invisibili perché noi siamo “ciechi” o vogliamo vedere solo quello che ci interessa, o solo quello che riconosciamo.
Genova, ragnatela fitta di storie, di rimandi e di ricordi, di suoni e di sapori, è difficile da conoscere, è come un gatto diffidente pronto a fuggire. Cammineremo nei “carugi” fra sacchi di cannella, tegami della trattorie più tipiche e canzoni di cantautori genovesi.
Sapori: la focaccia, le farinate, il pesto, il Pigato e lo Sciacchetrà delle Cinque Terre, il minestrone, lo stoccafisso, le acciughe ripiene, la trippa in umido o il coniglio alla ligure...
Profumi: il mare, ancora il mare e le spezie, nostrane ed esotiche ci faranno sentire l\'eterogenea atmosfera genovese. Scopriremo se i \"jeans\" furono inventati a Genova o se diedero soltanto spunto alla \"tela genoe¬se\", sapremo come fare il pesto seguendo le ricette originarie e che vicino a Porta Siberia c\'è uno stupendo artista che si chiama Lele Luzzati e che disegna, allestisce e costruisce le scenografie di teatri meravigliosi.

VAN GOGH e il Viaggio di GAUGUIN a Palazzo Ducale

Nell’aprile del 1897 Paul Gauguin è tornato a Tahiti da quasi due anni. Le sue condizioni di salute non sono buone e dipinge poco nella natura lussureggiante e davanti all’oceano, e invece molto di più nel suo studio. In quel mese riceve dalla moglie Mette la notizia che la figlia Aline, a poco più di vent’anni, è morta a Copenaghen in gennaio per le complicazioni derivanti da una malattia polmonare. Gauguin è straziato da questa notizia e poco per volta, nei mesi successivi, matura in lui l’idea di togliersi la vita. La malattia e la lontananza pesano in maniera insopportabile. Ma decide che lascerà il mondo dopo avere dipinto il suo capolavoro, un ultimo grande quadro che riassuma il senso del suo viaggio nel mondo e dentro le luci della pittura. Ordina così a Parigi molti nuovi colori e molti pennelli, anche di ampie dimensioni. A Tahiti si fa cucire una tela enorme, quattro metri di lunghezza e uno e mezzo di altezza. Ricoverato per dei problemi cardiaci nell’ospedale francese di Tahiti il secondo giorno di dicembre del 1897, ne esce subito e pone mano al quadro epocale, uno dei dipinti più celebri dell’intera storia dell’arte. Alla fine di dicembre è terminato e il giorno prima della conclusione dell’anno sale sulle montagne con un vaso di arsenico deciso a suicidarsi. La quantità ingurgitata è talmente alta che immediatamente rigetta il veleno e in preda alle convulsioni e a dolori atroci resta tra le montagne per un’intera giornata, fino a che barcollando scende verso il suo villaggio per essere curato. Rimane di tutta questa esperienza il quadro celeberrimo, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, che come prestito altrettanto epocale sarà a Genova quale gemma assoluta di una mostra peraltro già straordinaria. Il museo di Boston, presso il quale è conservato, lo concede in prestito per la quarta volta soltanto nella sua storia, e solo per la seconda volta in Europa, dopo Parigi una decina di anni fa.

La visita alla mostra Van Gogh e il viaggio di Gauguin assumerà pertanto i connotati di una assoluta straordinarietà, potendovi fare l’esperienza di questo quadro che è una delle rarità a livello mondiale e immaginando che l’incredibile di vederlo in Italia adesso accada. Nessun’altra opera potrebbe tra l’altro significare meglio il senso che del viaggio la mostra genovese intende dare: viaggio come esplorazione geografica, viaggio come spostamento fisico e viaggio nella propria interiorità. Verrebbe da dire che senza questo quadro la mostra non si sarebbe potuta fare e che con quest’unico quadro tutta la mostra si potrebbe fare.
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